Strada del Tartufo e della Castagna - Valle del Turano

Le tartufaie

La coltivazione dei tartufi avviene attraverso la messa a dimora di piantine tartufigene, cioè piante le cui radici vengono fatte associare con le spore del tartufo con il quale vivranno poi in simbiosi. Le piantine successivamente vengono trapiantate in terreni idonei (tartufaie) dove permetteranno al tartufo di completare il suo ciclo biologico fino alla produzione del frutto.
Per la produzione di piantine tartufigene oggi esistono metodi di laboratorio sicuri e relativamente poco costosi, che ne permettono produzioni su vasta scala tenendo conto dei progressi effettuati in tutti i settori della ricerca.
Quanto produce una tartufaia? Tutto dipende dalle condizioni del suolo, del microclima e delle condizioni meteorologiche locali. Se tutte queste condizioni sono favorevoli alla crescita del tartufo, è possibile produrre anche oltre i 60 kg/Ha in un anno.
La raccolta dei tartufi è una fase delicata, perché bisogna individuare con molta precisione il punto dove si trovano i corpi fruttiferi, ovvero i tartufi, ed estrarli con molta delicatezza. Il compito d’individuare i tartufi è affidato al cane da tartufo, che viene addestrato allo scopo. Nel punto individuato dal cane si pratica un “buco”, in gergo forata, e una volta estratto il tartufo il buco va perfettamente richiuso, onde impedire l’essiccazione dei filamenti e delle spore (micelio).

I PROGRESSI DELLA TARTUFICOLTURA DALL’ANTICHITÀ AI GIORNI NOSTRI

Dall’antichità fino ai primi anni dell’800, si compiono tentativi di coltura diretta del tartufo, cioè si distribuisce direttamente sul terreno il corpo fruttifero, ovvero il tartufo stesso, triturato, utilizzando il metodo delle semine agrarie. A quel tempo non si conosceva ancora il rapporto di simbiosi fra pianta e tartufo.
Dai primi dell’’800 a metà circa del ‘900, s’intuisce che esiste una relazione fra la pianta e il tartufo. A questo punto si applica il metodo di coltura indiretta del tartufo mediante l’impiego di alberi. Ha così inizio la coltivazione delle piante da tartufo su quei terreni dalle caratteristiche idonee alla crescita dei tartufi.
Dai primi anni ‘60 agli inizi degli anni ‘80, la coltivazione del tartufo migliora notevolmente. Le piantine vengono preventivamente micorrizate in laboratorio, cioè inseminate con le spore (miceti) del tartufo nella parte delle radici, allevate in serra e successivamente piantate in pieno campo nelle tartufaie. Numerose ricerche e sperimentazioni vengono indirizzate soprattutto alla coltivazione del tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum).
Dagli inizi degli anni ‘80 a oggi, grazie alle conoscenze scientifiche acquisite in tutti i campi è stato possibile coltivare anche il tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum). Attualmente per la coltivazione dei tartufi sono necessarie principalmente tre discipline: la vivaistica, l’ecologia, l’agronomia. A queste ultime si affiancano altre discipline come la biologia molecolare, la botanica, la microbiologia, la geopodologia, che hanno l’obiettivo di giungere all’identificazione e certificazione delle produzioni, studiare ulteriormente la biologia del tartufo e la sua caratterizzazione univoca. Solo in questo modo sarà possibile tutelare le aree di produzione del tartufo pregiato, quindi la qualità del tartufo e la tutela del consumatore.




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